Urteilsdetails des Bundesstrafgerichts
Instanz: | Bundesstrafgericht |
Abteilung: | Beschwerdekammer: Rechtshilfe |
Fallnummer: | RR.2011.309 |
Datum: | 01.02.2012 |
Leitsatz/Stichwort: | Estradizione alla Repubblica Ceca/Decisione di estradizione (art. 55 AIMP): arresto provvisorio; esposto dei fatti; vizi procedurali nel procedimento estero; traduzioni. |
Schlagwörter | Apos;; Tribunal; Tribunale; Apos;estradizione; Apos;art; CEEstr; Corte; Apos;autorità; Praga; Apos;estradando; Repubblica; Apos;assistenza; Apos;estero; Apos;arresto; Apos;ordine; Confederazione; Secondo; Ministero; Apos;UFG; Nella; Apos;informazioni; Presidente; Ufficio; Apos;ultima; Stato; Convenzione; Protocollo; Parte; Questa; OAIMP |
Kommentar: | - |
Entscheid des Bundesstrafgerichts
| Bundesstrafgericht Tribunal pénal fédéral Tribunale penale federale Tribunal penal federal | |
| Numero dell'incarto: RR.2011.309 |
| Sentenza del 1° febbraio 2012 Corte dei reclami penali | ||
| Composizione | Giudici penali federali Stephan Blättler, Presidente, Giorgio Bomio e Roy Garré , Cancelliere Giampiero Vacalli | |
| Parti | A. , in detenzione estradizionale, rappresentato dall'avv. Julius Effenberger, Ricorrente | |
| contro | ||
| Ufficio federale di giustizia , Settore Estradizioni, Controparte | ||
| Oggetto | Estradizione alla Repubblica Ceca Decisione di estradizione (art. 55 AIMP ) |
Fatti:
A. Il 22 gennaio 2008 il Tribunale municipale di Praga ha condannato A., cittadino ceco, ad una pena privativa di libertà di otto anni e sei mesi per truffa in materia fiscale. In sostanza, tra il 1996 ed il 1997 A., agendo in correità con altre persone, avrebbe creato una catena di società che simulavano parzialmente o completamente un commercio di prodotti chimici e di saponi di provenienza ignota, facondo in modo che l'IVA non venisse pagata o lo fosse solo parzialmente dalla prima società nella catena. I prodotti sarebbero stati in seguito rivenduti in maniera fittizia all'estero dall'ultima società della catena, la quale avrebbe richiesto alle autorità fiscali il rimborso dell'IVA. L'incasso illecito ammonterebbe a circa un milione di Euro. Con sentenza del 21 novembre 2008, il Tribunale d'appello di Praga ha ridotto a sei anni la pena inflitta a A.
B. Mediante segnalazione del 27 aprile 2011 SIRENE la Repubblica Ceca ha chiesto alle competenti autorità svizzere l'arresto provvisorio in vista di
estradizione di A.
C. Il 18 luglio 2011 l'Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) ha emesso un'ordine di arresto provvisorio trasmesso alla polizia ticinese, sfociato nel fermo dell'estradando di medesima data. Con scritto del 19 luglio 2011 il Ministero della giustizia ceco ha chiesto formalmente l'estradizione di A. Nel suo interrogatorio del 20 luglio 2011 davanti al Procuratore pubblico ticinese, A. non ha (apparentemente; v. atto 18 UFG) confermato di essere la persona ricercata dalla Repubblica Ceca e ha chiesto, al fine di poter conferire con i suoi avvocati, un periodo di riflessione sino al 25 luglio 2011 per esprimersi sull'eventualità di una sua estradizione in via semplificata verso detto Stato. L'UFG ha emanato l'ordine di arresto ai fini di estradizione il 21 luglio seguente. Il 25 luglio 2011 l'estradando ha comunicato di opporsi alla sua estradizione in via semplificata alla Repubblica Ceca.
D. Con sentenza del 1° settembre 2011 il Tribunale penale federale (in seguito: TPF) ha respinto un ricorso interposto dal predetto avverso l'ordine di arresto ai fini estradizionali (v. sentenza RR.2011.194 ).
E. Il 4 novembre 2011 l'UFG ha concesso l'estradizione di A. alla Repubblica Ceca, decisione contro la quale l'estradando, in data 7 dicembre 2011, ha interposto ricorso davanti alla II Corte dei reclami penali del TPF (dal 1° gennaio 2012 Corte dei reclami penali, in seguito alla fusione tra la I e la II Corte dei reclami penali; v. art. 19 cpv. 1 del regolamento sull'organizzazione del Tribunale penale federale [ ROTPF ; RS 173.713.161], nuovo testo giusta il n. I dell'ordinanza del 23 agosto 2011, RU 2011 4495 ). Nel suo gravame egli postula l'annullamento della decisione impugnata, la sua scarcerazione immediata nonché la restituzione degli oggetti e valori sequestrati. Sussidiariamente, egli chiede di poter beneficiare durante la procedura estradizionale di misure sostitutive della detenzione. Parallelamente alla reiezione della domanda di estradizione, egli chiede inoltre che i costi derivanti dalla produzione da parte sua di documentazione aggiuntiva, traduzioni comprese, siano messi a carico della Confederazione e poi addossati all'autorità richiedente.
F. Con osservazioni del 19 gennaio 2012 l'UFG propone di respingere il ricorso. Nella sua replica del 23 gennaio seguente, il ricorrente ribadisce in sostanza le conclusioni presentate in sede di ricorso.
Diritto:
1. In virtù degli art. 55 cpv. 3 e 25 cpv. 1 della legge federale sull'assistenza giudiziaria internazionale in materia penale ( AIMP ; RS 351.1) e dell'art. 37 cpv. 2 lett. a n. 1 della legge federale sull'organizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), la Corte dei reclami penali è competente per statuire sui ricorsi contro le decisioni d'estradizione. Interposto entro 30 giorni dalla notificazione scritta della decisione d'estradizione (art. 50 cpv. 1 PA , applicabile in virtù del rinvio previsto all'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP ), il ricorso è tempestivo. In qualità di estradando il ricorrente è manifestamente legittimato a ricorrere (v. art. 21 cpv. 3 AIMP ; DTF 122 II 373 consid. 1b e rinvii).
1.1 L'estradizione fra la Repubblica Ceca e la Confederazione Svizzera è anzitutto retta dalla Convenzione europea d'estradizione del 13 dicembre 1957 (CEEstr; RS 0.353.1), entrata in vigore il 20 marzo 1967 per il nostro Paese e il 1° gennaio 1993 per la Repubblica Ceca, dal Protocollo addizionale del 15 ottobre 1975 e dal Secondo Protocollo addizionale del 17 marzo 1978 alla CEEstr, entrambi entrati in vigore per la Svizzera il 9 giugno 1985 e per la Repubblica Ceca il 17 febbraio 1997, nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell'Unione europea, L 327/15 -17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 59 e segg. dalla Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 ( CAS )
1.2 Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto nazionale sia più favorevole all'estradizione rispetto a quello convenzionale (cosiddetto principio di favore), si applica l'AIMP, unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP ; DTF 136 IV 82 consid. 3.1; 130 II 337 consid. 1; 128 II 355 consid. 1; 124 II 180 consid. 1a; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2, 373 consid. 1a). Il principio di favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme internazionali (v. art. 59 n. 2 CAS ). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali ( DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c; TPF 2008 24 consid. 1.1).
2. Il ricorrente osserva che la documentazione completa relativa alla domanda d'estradizione ceca è giunta dopo il termine di 40 giorni a partire dal suo arresto, ragione per cui la sua detenzione sarebbe illegale. Egli ritiene in particolare che le informazioni supplementari sollecitate il 12 ottobre 2011 ed ottenute il 24 ottobre seguente dall'UFG presso l'autorità richiedente debbano essere prese in considerazione per il rispetto del suddetto termine.
2.1 Giusta l'art. 16 n . 4 CEEstr l'arresto provvisorio potrà cessare, se, entro 18 giorni dall'arresto, la Parte richiesta non dispone della domanda di estradizione e degli atti menzionati nell'art. 12; esso non potrà, in alcun caso, superare 40 giorni dal momento dell'arresto (v. anche art. 50 cpv. 1 AIMP ). Se le informazioni comunicate dalla Parte richiedente si rivelano insufficienti per permettere alla Parte richiesta di prendere una decisione in applicazione della presente Convenzione, quest'ultima parte domanderà il complemento d'informazioni necessario e potrà assegnare un termine per l'ottenimento delle stesse (art. 13 CEEstr ).
2.2 Nella fattispecie, il testo dell'art. 16 n . 4 CEEstr indica chiaramente che l'arresto potrà cessare se l'autorità richiesta non dispone della domanda di estradizione e degli atti menzionati all'art. 12 CEEstr , senza menzionare i complementi d'informazioni giusta l'art. 13 CEEstr . Questa Corte ha del resto già avuto modo di confermare, per quanto riguarda il termine di cui all'art. 16 n . 4 CEEstr , il rispetto delle condizioni pattizie da parte delle autorità ceche (v. sentenza RR.2011.194 consid. 3.2.3 in fine). La censura in questo ambito va dunque respinta.
3. L'insorgente sostiene che la domanda di estradizione conterrebbe contraddizioni per rapporto alle informazioni fornite dal Tribunale municipale di Praga: nella prima il Ministero di giustizia ceco afferma che il processo all'estero avrebbe avuto luogo in contumacia, mentre il suddetto tribunale assicura che l'estradando ha partecipato a tutte le udienze. Questa situazione avrebbe come conseguenza per le autorità svizzere di non essere vincolate dall'esposto dei fatti presentato dalle autorità ceche, dovendo loro stesse procedere ad una constatazione autonoma dei fatti. Egli afferma inoltre che nella domanda estera non viene menzionata la detenzione preventiva di quasi un anno da lui sofferta, la quale deve essere computata sulla pena ancora da scontare. Ulteriori contraddizioni emergerebbero paragonando, da una parte, la domanda di arresto ai fini di estradizione del 27 aprile 2010 (atto 1 UFG) e, dall'altra, l'ordine di arresto del Tribunale di Praga
dell'8 marzo 2010 (atto 13A UFG) nonché le sentenze allegate alla richiesta d'estradizione (v. atto 66 UFG). Secondo il primo documento i reati sarebbero stati commessi nel periodo 2006-2007, mentre che negli altri documenti vengono menzionati anche gli anni 1996-1997. La data di nascita del ricorrente menzionata nel complemento d'informazioni inoltrato dal Tribunale municipale di Praga, non datato, sarebbe inoltre sbagliata, riguardando quindi un'altra persona col medesimo nome (v. act. 8.26).
3.1 Giusta gli art. 12 n . 2 lett. b CEEstr e 28 cpv. 3 lett. a AIMP, la domanda d'estradizione deve essere accompagnata da un esposto dei fatti per i quali l'estradizione è postulata, indicando nella maniera più esatta possibile il tempo e il luogo del loro compimento, la loro qualificazione legale e il riferimento alle disposizioni legali loro applicabili (v. anche art. 10 cpv. 2 OAIMP ). Ciò deve permettere all'autorità richiesta si verificare che non sussistano condizioni ostative all'assistenza. Il giudice dell'assistenza deve segnatamente poter controllare che la condizione della doppia punibilità sia rispettata. L'autorità richiedente non è in ogni caso tenuta a fornire prove a sostegno delle sue allegazioni. L'autorità rogata non esamina le questioni di fatto, né si pronuncia sulla colpevolezza dell'estradando, né procede alla valutazione delle prove; essa è legata all'esposto dei fatti presentato nella domanda, nella misura in cui questa non presenti errori manifesti, lacune o contraddizioni immediatamente rilevabili (v. DTF 132 II 81 consid. 2.1).
3.2 In concreto, si constata che sulla presenza o meno dell'estradando al processo a suo carico all'estero vi è effettivamente una contraddizione tra quanto affermato dal Ministero di giustizia ceco, secondo il quale il predetto è stato giudicato in contumacia, e quanto sostenuto dalla Presidentessa del Tribunale municipale di Praga, la quale afferma che il ricorrente era presente (v. atti 66 e 78 UFG). Orbene, da un'attenta lettura della sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Praga del 22 gennaio 2008 (v. atto 66 UFG) si evince che l'estradando era effettivamente presente ai dibattimenti: a pagina 26 della stessa (quarto paragrafo), il Tribunale ha affermato che "nella fase preparatoria e nell'udienza principale l'imputato A. affermava che gli affari erano...", e qualche riga oltre aggiunge che "l'imputato A. così come anche l'imputato B. hanno affermato nell'udienza principale che non conoscono l'uno l'altro...". Delucidata tale questione, va osservato che la domanda d'estradizione presentata dalle autorità ceche, basata su chiare sentenze cresciute in giudicato, adempie senz'altro le condizioni poste dall'art. 12 CEEstr e dalle disposizioni menzionate al considerando precedente. Non essendo la procedura all'estero svoltasi in contumacia, l'art. 3 n . 1 del Secondo Protocollo addizionale alla CEEstr , il cui contenuto corrisponde in sostanza all'art. 37 cpv. 2 AIMP , risulta pertanto inapplicabile.
Per quanto attiene al carcere preventivo sofferto, è d'uopo rilevare che l'assenza di tale informazione nella documentazione estradizionale non implica automaticamente una mancata presa in considerazione dello stesso nell'esecuzione della pena. Il ricorrente stesso afferma che secondo la normativa ceca la detenzione preventiva deve essere imputata alla pena da espiare. Si tratterà, semmai ce ne fosse bisogno, di invocare davanti alle autorità ceche il rispetto di tale normativa. La mancata precisazione di tale aspetto non rappresenta in ogni caso di per sé un impedimento all'estradizione. Il ricorrente misconosce del resto che la questione compete al solo Stato richiedente, come dimostrato dal fatto che la stessa AIMP, in ambito di computo del carcere estradizionale, contempla soltanto l'ipotesi dell'estradizione attiva (v. art. 14 AIMP unitamente all'art. 51 CP e non all'art. 69 CP come erroneamente indicato dal legislatore che ha omesso di considerare la riforma entrata in vigore il 1° gennaio 2007; più ampiamente v. Christoph Mettler , Commentario basilese, 2a ediz., n. 16 ad art. 51 CP , nonché già DTF 102 Ib 252 ) e non, come in casu, di quella passiva.
Nemmeno le indicazioni temporali non collimanti nei documenti indicati dal ricorrente costituiscono un motivo per rifiutare l'assistenza, nella misura in cui nell'ordine di arresto emesso dal Tribunale di Praga e nelle sentenze allegate alla richiesta d'estradizione la tempistica dei reati è precisamente descritta.
Infine, si rileva che il complemento d'informazioni inoltrato dall'autorità richiedente è accompagnato da uno scritto del Ministero della giustizia ceco datato del 20 ottobre 2011. La data di nascita erronea menzionata dal Tribunale municipale di Praga, ossia "30/01/1961" al posto del 30/11/1961 è manifestamente il frutto di un errore di battitura ininfluente ai fini della procedura rogatoriale.
4. Nel suo gravame l'estradando afferma inoltre che la procedura estera presenterebbe gravi vizi procedurali, censurando la violazione da parte delle autorità ceche del principio della presunzione d'innocenza. Dette autorità non si sarebbero né confrontate con l'aspetto soggettivo dei reati a lui contestati, né il danno da lui causato sarebbe stato sufficientemente determinato. La sentenza di condanna si baserebbe in realtà su presunzioni e sospetti e non su prove. Egli fa valere anche irregolarità per quanto concerne la notifica delle citazioni ai dibattimenti.
4.1 Secondo l'art. 2 lett. a AIMP la domanda di cooperazione in materia penale è irricevibile se vi è motivo di credere che il procedimento all'estero non corrisponda ai principi procedurali della CEDU o del Patto ONU II. L'esame delle condizioni poste dalla disposizione in questione implica un giudizio di valore sugli affari interni dello Stato richiedente, in particolare sul suo regime politico, sulle sue istituzioni, sulla sua concezione dei diritti fondamentali e il loro rispetto effettivo, nonché sull'indipendenza e l'imparzialità del potere giudiziario. Il giudice dell'assistenza deve dar prova a tal proposito di una prudenza particolare (DTF 130 II 217 consid. 8.1). Il rispetto della garanzie procedurali vale per tutti gli aspetti legati ad un processo equo, segnatamente la parità delle armi, il diritto di essere sentito nonché la presunzione d'innocenza (v. sentenza del Tribunale federale 1A.54/1994 del 27 aprile 1994, consid. 2a; Robert Zimmermann , La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 3a ediz., Berna 2009, pag. 635 n. 684). Su tali punti, tuttavia, solo delle circostanze chiare e appurate costituiscono motivo di rifiuto della cooperazione (v. Zimmermann , op. cit., pag. 635 n. 684 e giurisprudenza citata).
4.2 Nella fattispecie, è d'uopo constatare che il Tribunale superiore di Praga, chinatosi sulla procedura di prima istanza qui criticata, non ha rilevato le violazioni procedurali censurate dal ricorrente (v. atto 66 UFG). Questa Corte non ha motivi per discostarsi dalle constatazioni effettuate dal Tribunale in questione, né il ricorrente ha prodotto elementi inequivocabili a sostegno delle proprie asserzioni, da cui si possa ritenere che la verifica in appello delle censure procedurali in questione non sia stata corretta. Egli esprime giudizi sulla valutazione delle prove operata dall'autorità giudiziaria estera, dimenticando che in tale ambito il giudice forma autonomamente il proprio intimo convincimento sulla base delle risultanze processuali. Non è certo compito del giudice dell'assistenza, salvo violazioni manifeste, intromettersi in tale valutazione. Senza contare che le rimostranze in questione sono state altresì presentate sia davanti alla Corte costituzionale ceca (v. act. 1.14) che alla Corte europea dei diritti dell'uomo (v. 1.16), le quali non sono entrate nel merito delle stesse (v. act. 1.15 e 1.16). In queste condizioni non vi è spazio per l'accoglimento della censura proposta, la quale va dunque disattesa.
5. Il ricorrente ritiene infine che le spese da lui sostenute per la traduzione della documentazione da lui ritenuta mancante e necessaria ai fini del giudizio - trattasi più particolarmente di sentenze concernenti l'estradando emesse in ambito amministrativo e penale prima e dopo le sentenze sulla base delle quali è stata chiesta l'estradizione (v. act. 1.4, 1.5, 1.6, 1.11, 1.12, 1.13, 1.14, 1.15 e 1.16) - debbano dapprima essere messe a carico della Confederazione ed in seguito addossate all'autorità richiedente conformemente all'art. 12 OAIMP .
5.1 L'art. 33 a cpv. 4 PA prevede che l'autorità ordina una traduzione se necessario. Secondo la giurisprudenza, i documenti che non sono decisivi non devono essere tradotti (sentenza del Tribunale federale 1A.206/1989 del 17 gennaio 1990, consid. 3b; Zimmermann , op. cit., pag. 443 n. 477; Thomas Pfisterer in Christoph Auer/Markus Müller/Benjamin Schindler [ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren, Zurigo/San Gallo 2008, n. 17 ad art. 33 a PA; Bernard Maitre/Vanessa Thalmann in Bernhard Waldmann/Philippe Weissenberger [ed.], Praxiskommentar zum Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren, Zurigo/Basilea/Ginevra 2009, n. 25 e segg. ad art. 33 a PA ).
5.2 Alla luce di quanto sopra considerato e accertato (v. consid. 3) la domanda di estradizione presentata dalle autorità ceche, chiarito il carattere non contumaciale della procedura estera in applicazione dell'art. 13 CEEstr , adempie i requisiti posti dall'art. 12 CEEstr . Nella misura in cui la documentazione inoltrata dal ricorrente non figura in quest'ultima disposizione o concerne altre procedure relative ad altri fatti non oggetto delle sentenze sulla base delle quali è stata chiesta l'estradizione, essa non risulta determinante o decisiva per la presente procedura. Non vi è pertanto nessuna ragione di mettere le spese litigiose a carico della Confederazione.
6. In conclusione, non vi è nessuna ragione per negare l'estradizione del ricorrente. Non sono d'altronde neppure ravvisabili motivi che permetterebbero la sua scarcerazione, né vi sono le condizioni per adottare misure sostitutive della detenzione o restituire gli oggetti e valori sequestratigli dall'autorità. Nulla è infatti mutato rispetto alle considerazioni già espresse nella sentenza del 1° settembre 2011 (v. lett. D supra). Anzi, la reiezione del presente ricorso rende ancora più pressante la necessità di mantenere l'estradando in detenzione e di confermare il sequestro conservativo degli oggetti e dei beni di sua pertinenza (v. anche art. 59 AIMP ).
7. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 della legge federale sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 [ PA ; RS 172.021] richiamato l'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP ). La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP , 63 cpv. 4bis PA , nonché 5 e 8 cpv. 3 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162) ed è fissata nella fattispecie a fr. 3'000.-; essa è coperta dall'anticipo delle spese già versato.
Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia:
1. Il ricorso è respinto.
2. Le richieste di scarcerazione e dissequestro sono respinte.
3. La tassa di giustizia di fr. 3'000.- è posta a carico del ricorrente. Essa è coperta dall'anticipo dei costi già versato.
Bellinzona, 2 febbraio 2012
In nome della Corte dei reclami penali
del Tribunale penale federale
Il Presidente : Il Cancelliere :
Comunicazione a:
- Avv. Julius Effenberger
- Ufficio federale di giustizia, Settore Estradizioni
Informazione sui rimedi giuridici
Il ricorso contro una decisione nel campo dell'assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF ). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un'estradizione, un sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF ). Un caso è particolarmente importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi procedurali o che il procedimento all'estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF ).
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